La Cina in centro
“Su richiesta dell’Imperatore Wanli, Matteo Ricci produsse una mappa del mondo in cui la Cina è posta fisicamente al centro
—“non fu una forzatura politica, ma un atto di mediazione culturale, un gesto simbolico e intellettuale”—
riflettendo la lunga tradizione sinocentrica che la vedeva come Cuore del Mondo.
Un processo di conoscenza: Un processo di conoscenza: la Cina dei Ming e lo studioso confuciano del Grande Occidente
La dinastia Ming (1368–1644) rappresenta per la Cina un’epoca di splendore culturale e di consolidamento politico. Fu un periodo in cui l’ortodossia confuciana dominava l’amministrazione statale, con gli esami imperiali come principale canale di accesso alla burocrazia. Lo “studioso confuciano” era quindi la figura centrale della vita intellettuale: depositario della tradizione, interprete dei Classici, garante dell’ordine morale e sociale.
Eppure, a partire dal tardo XVI secolo, questa visione del mondo incontrò qualcosa di radicalmente nuovo: gli studiosi e missionari europei, in particolare i gesuiti, che si presentarono alla corte Ming portando con sé conoscenze scientifiche e tecniche sconosciute in Cina.
Il più celebre di loro fu “Matteo Ricci” il suo nome in lingua mandarina era “Lì Mǎdòu”. Nasce a Macerata, 6 ottobre 1552 e muore a Pechino, 11 maggio 1610, è stato un gesuita, matematico, cartografo e sinologo, la disciplina che si occupa dello studio della lingua, della letteratura, della storia e, più in generale, di tutti gli aspetti della cultura cinese.
Ricci entrò in Cina non come predicatore missionario, ma come studioso: vestì come un letterato locale, parlò e scrisse in cinese classico, seppe muoversi nei codici intellettuali mandarini, instaurando un dialogo a corte.
Riconosciuto come uno dei più grandi missionari della Cina, contribuì nell’insegnare ai cinesi il greco, il latino, la geometria, l’aritmetica e la prospettiva. _“Matteo Ricci nacque a Macerata, dove ancora oggi si può visitare la sua casa”_. Qualche anno dopo la morte di Leonardo da Vinci intraprese un viaggio verso l’India e poi in Cina, a Macao, dove studiò lingua e cultura cinese. Un impegno di reciproca conoscenza che lo portò all’interno di uno degli imperi più importanti del mondo. Gli venne conferita l’onorificenza di “Studioso Confuciano del Grande Occidente”.
La Cina nel periodo del 1500 era lo Stato più popoloso al mondo: centoventi milioni di abitanti, un impero con una burocrazia perfetta, un’amministrazione della giustizia esemplare, un esercito esemplare, una agricoltura fiorentissima, senza carestie né povertà. Uno Stato che appariva perfetto, però non conosceva la geometria o l’aritmetica e non possedeva un alfabeto come il nostro. Per imparare a scrivere la lingua cinese, occorre memorizzare il significato di ogni singolo carattere, perché ogni parola è un segno speciale.
Il più grande dizionario cinese pubblicato comprende oltre 85.000 caratteri. In Cina la conoscenza di 2.000 caratteri costituisce la soglia dell’alfabetizzazione. Immagina imparare a memoria diecimila segni diversi, e poi studiare la geometria: ditemi se non sapresti ripeterla perfettamente!
Un esercizio della memoria unico al mondo, un bambino cinese già in tenera età, deve imparare e ricordare migliaia di simboli diversi. La memoria diventa esercizio quotidiano, pratica mentale costante, fondamento di ogni sapere. In questo contesto, scatto lo scambio. Da un lato, Ricci tradusse e trasmise idee confuciane, presentando i valori etici della Cina agli ambienti intellettuali europei. Dall’altro, introdusse in Cina mappe geografiche del mondo, strumenti astronomici, orologi meccanici e testi di matematica ed Euclide.
Stavo ricordando il valore sociale del popolo cinese: uno degli artisti e attivisti più noti, Ai Weiwei, con la sua opera “Semi di Girasole”, esposta alla Tate Modern di Londra nel 2010.
I semi di girasole simboleggiano il popolo cinese. E in questa dimensione, l’artista coinvolse un gran numero di persone nel processo creativo: ogni singolo seme fu realizzato e dipinto a mano da circa 1600 artigiani provenienti da Jingdezhen, una delle città più famose per la produzione di porcellane. Ci vollero circa due anni di lavoro, un impegno che valorizzò le antiche tradizioni artigianali di questo popolo.
Un’enorme installazione, che mi fece riflettere: come un’artista poté coinvolgere una comunità così vasta per realizzare milioni di semi di porcellana, dipinti uno per uno, tutti diversi tra loro. A guardarli, non ce n’era uno uguale all’altro. A pensarci, è incredibile.
Ai Weiwei, opera “Semi di Girasole”
“Semi di Girasole”, Turbine Hall – Tate Modern di Londra nel 2010
Lo spazio occupato dall’opera consisteva in 100 milioni di semi che coprivano l’intero pavimento della Turbine Hall della Tate Modern. Più di mille metri quadrati di superficie calpestabile, dove i visitatori potevano entrare e camminare sopra i semi. Qualcuno ne usciva addirittura con le tasche piene, cosa che gli organizzatori dovettero presto limitare.
Oggi la memoria rimane al centro del progresso. Nel 2010 Ai Weiwei, con la sua installazione “Semi di Girasole” alla Tate Modern, rese omaggio a un popolo capace di custodire tradizioni e saperi millenari: cento milioni di semi di porcellana, simbolo di un esercizio collettivo che si tramanda nel tempo.
Da allora a oggi, il mondo è cambiato. In Occidente, nel 2025, ci interroghiamo su come addestrare l’intelligenza artificiale e guardiamo alla Cina come al grande concorrente globale.
_“Perché se la memoria è conoscenza, e la conoscenza è progresso… possiamo solo sperare.”_
Una frase di Ai Weiwei:
“The world is a sphere, there is no East or West.”