In principio

Le origini dell’universo nelle opere di dieci artisti contemporanei. S’ispira ad alcuni passi del libro della Genesi l’itinerario artistico e spirituale che, come ormai da tradizione, il Centro pastorale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore promuove nei chiostri bramanteschi della sede milanese per la preparazione alla Pasqua.

“In principio”. Origine e inizio dell’universo, questo il titolo della rassegna, allestita nel primo chiostro dell’Ateneo, che sarà inaugurata martedì 29 marzo.

Rassegna espositiva all’Università Cattolica di  Milano.
Opera in mostra: Primo volo 2010, cm 115×70 stampa lambda
Scatto fotografico dalla serie “Visioni del Arte”. “Fondazione Stelline, progetto Beauty so difficult giugno 2005, Artista Ceal Floyer, Uccelli” autoadesivi su vetro, Milano.


La creazione nelle opere di dieci artisti Nei chiostri in mostra il mistero dell’universo

La rassegna si potrà visitare dal lunedì (ore 9-22) al sabato (ore 9-13) e sarà aperta al pubblico fino a domenica 8 maggio, data in cui l’Ateneo celebra la Giornata per l’Università Cattolica.

Le origini dell’universo nelle opere di dieci artisti contemporanei. S’ispira ad alcuni passi del Libro della Genesi l’itinerario artistico e spirituale che, come ormai da tradizione, il Centro pastorale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore promuove nei chiostri bramanteschi della sede milanese per la preparazione alla Pasqua. “In principio…”. Origine e inizio dell’universo, questo il titolo della rassegna, allestita nel primo chiostro dell’Ateneo, che sarà inaugurata martedì 29 marzo alle ore 11.30 nell’Aula Maria Immacolata (G.016) dell’Ateneo di largo Gemelli.
L’esposizione raccoglie dieci opere tra sculture, dipinti e fotografie, molte delle quali inedite, realizzate da artisti, di età diverse e con background culturali differenti, che hanno accettato di mettersi alla prova fornendo una propria chiave interpretativa del racconto della creazione, a partire dal racconto biblico. Tra loro, Silvio Wolf, Umberto Mariani, Marica Moro, Luca Scarabelli, Ricardo Francone, Riccardo Paracchini, Mariella Bettineschi, Giorgio Vicentini, Kengiro Azuma e Marcella Gallotta. All’inaugurazione, oltre agli artisti, interverranno mons. Sergio Lanza, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, e i professori Cecilia De Carli e Francesco Tedeschi, entrambi docenti di Storia dell’arte contemporanea in Cattolica.

Ogni opera è accompagnata da un duplice pannello: il primo illustra la vita dell’artista e un commento all’opera di alcuni esperti di storia dell’arte della Cattolica, fra cui Kevin McManus, Paolo Bolpagni, Elena Di Raddo, Maria Grazia Schinetti, Lucia Gasparini, Chiara Mari, Erica Fraschini, Grazia Massone, Cecilia De Carli e Sara Meda. Il secondo pannello riporta una riflessione spirituale di professori dell’Ateneo, appartenenti a diversi ambiti disciplinari. Tra loro, Angelo Bianchi, preside di Lettere e filosofia, Cristina Castelli, docente di Psicologia del ciclo di vita, Marisa Verna, docente di Lingua e letteratura francese, Saverio Xeres, docente di Introduzione alla teologia, Eugenia Scabini, preside di Psicologia, Mario Anolli, preside di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative, Carlo Beretta, preside di Scienze Politiche, Gabrio Forti, preside di Giurisprudenza, e Agnese Varsalona, docente di Questioni di teologia morale e pratica.

Elenco artisti e opere:
Silvio Wolf – Horizon Black and White.
Umberto Mariani – Cielo e mare.
Marica Moro – Terzo giorno, serra.
Luca Scarabelli – Leggere il tempo nello spazio.
Ricardo Francone – Primo volo.
Riccardo Paracchini – Senza titolo (Annunciazione-Incarnazione: la Creazione).
Mariella Bettineschi – Il settimo giorno.
Giorgio Vicentini – Custodire.
Kengiro Azuma – Giardino di Eva e Adamo.
Marcella Gallotta – Geist und Materie.

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L’immaginazione

“ – come sostiene Gaston Bachelard – è una forma dell’audacia umana”, perché mette in moto un dinamismo del pensiero altrimenti impossibile. Lo si può cogliere osservando il lavoro di Ricardo Francone, intitolato Primo volo e dedicato all’ordine del Creatore: “le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo”. Nello spazio rinascimentale dell’antico chiostro delle Stelline, così simile a quello disegnato dal Bramante in Cattolica, un volo di uccelli falca l’aria in un rimando a uno spazio/tempo antico e presente, ottenuto con raffinate tecniche di rifrangenza, in un processo astrattivo che interroga la mente sul concetto di natura nella consapevolezza del suo progressivo complicarsi nell’orizzonte dell’uomo contemporaneo.

Cecilia De Carli
Docente di Storia dell’Arte contemporanea
Università Cattolica del Sacro Cuore

Walter Ricardo Francone inizia in Argentina, suo paese natale, la formazione artistica, che completerà però in Italia a partire dagli anni ’90. Nucleo d’interesse della sua ricerca artistica è sempre stata l’immagine fotografica, l’immagine come visione ottica. Opera costantemente nel campo della fotografia, che è strumento sia del suo lavoro che delle sue opere d’arte.

Lo scatto di Ricardo Francone, tratto dalla serie “Visioni dell’Arte(Fondazione Stelline, progetto “Beauty so difficult”, Milano 2005), ci pone di fronte ad uno spettacolo di grande vitalità, che si espande dal centro dell’immagine e si propaga su tutta la superficie; ciò che davvero è più intimamente connesso a questa danza di uccelli è il simbolo della vita. Gli uccelli si muovono in una dinamica a spirale, che da sempre per l’uomo rappresenta appunto simbolicamente la vita, per il suo rimando visivo all’idea di ciclo, di continuità e di ritorno. Il racconto della Genesi parla di una creazione sovrabbondante, di un creato che comincia a brulicare sulla terra, e questo senso di fecondità e di moltiplicazione è reso dall’artista in maniera molto icastica con l’utilizzo dei riflessi. Superfici vitree che riflettono e che rimbalzano l’immagine degli uccelli sono un’immagine contemporanea con cui l’artista traduce il momento generativo della genesi. Il moltiplicarsi degli uccelli avviene in tutte le direzioni in una dialettica di ordine/disordine che richiama il carattere pervasivo della vita, difficilmente imbrigliabile in un ordine stanco e ripetitivo ma allo stesso tempo generata da un ordine assoluto. Non si tratta di uccelli reali, l’artista non ha fotografato una porzione di cielo attraversata da uccelli per creare nella sua opera l’idea della ricchezza e della vitalità del creato; ha fatto entrare nel suo obbiettivo degli uccelli astratti, stilizzati, creati dall’uomo, privi di volume oltre che di vita. Forse per rammentare che si tratta di uno spettacolo, da contemplare, calato nella nostra realtà costruita dall’uomo, come suggeriscono le arcate dell’edificio cha fanno da sfondo alla danza degli uccelli. La bellezza dinamica e sovrabbondante del creato è uno spettacolo da contemplare, e l’artista sembra insinuare che è proprio tale atteggiamento di contemplazione nei confronti del creato che spesso ci viene a mancare; vedere e non solo utilizzare, così come anche “Dio vide che era cosa buona”.

Testo Critico

Walter Ricardo Francone inizia in Argentina, suo paese natale, la formazione artistica, che completerà però in Italia a partire dagli anni ’90. Nucleo d’interesse della sua ricerca artistica è sempre stata l’immagine fotografica, l’immagine come visione ottica. Opera costantemente nel campo della fotografia, che è strumento sia del suo lavoro che delle sue opere d’arte.

Lo scatto di Ricardo Francone, tratto dalla serie “Visioni dell’Arte(Fondazione Stelline, progetto “Beauty so difficult”, Milano 2005), ci pone di fronte ad uno spettacolo di grande vitalità, che si espande dal centro dell’immagine e si propaga su tutta la superficie; ciò che davvero è più intimamente connesso a questa danza di uccelli è il simbolo della vita. Gli uccelli si muovono in una dinamica a spirale, che da sempre per l’uomo rappresenta appunto simbolicamente la vita, per il suo rimando visivo all’idea di ciclo, di continuità e di ritorno. Il racconto della Genesi parla di una creazione sovrabbondante, di un creato che comincia a brulicare sulla terra, e questo senso di fecondità e di moltiplicazione è reso dall’artista in maniera molto icastica con l’utilizzo dei riflessi. Superfici vitree che riflettono e che rimbalzano l’immagine degli uccelli sono un’immagine contemporanea con cui l’artista traduce il momento generativo della genesi. Il moltiplicarsi degli uccelli avviene in tutte le direzioni in una dialettica di ordine/disordine che richiama il carattere pervasivo della vita, difficilmente imbrigliabile in un ordine stanco e ripetitivo ma allo stesso tempo generata da un ordine assoluto. Non si tratta di uccelli reali, l’artista non ha fotografato una porzione di cielo attraversata da uccelli per creare nella sua opera l’idea della ricchezza e della vitalità del creato; ha fatto entrare nel suo obbiettivo degli uccelli astratti, stilizzati, creati dall’uomo, privi di volume oltre che di vita. Forse per rammentare che si tratta di uno spettacolo, da contemplare, calato nella nostra realtà costruita dall’uomo, come suggeriscono le arcate dell’edificio cha fanno da sfondo alla danza degli uccelli. La bellezza dinamica e sovrabbondante del creato è uno spettacolo da contemplare, e l’artista sembra insinuare che è proprio tale atteggiamento di contemplazione nei confronti del creato che spesso ci viene a mancare; vedere e non solo utilizzare, così come anche “Dio vide che era cosa buona”.


ll’universo – Don Flavia Della Vecchia, biblista